Lago Moro

Prima uscita del corso 2019, la nostra meta è il Lago Moro e il punto di partenza è Darfo Boario. Il nostro punto di ritrovo è la chiesa di San Rocco.
Dalla chiesa scendiamo in paese ed imbocchiamo la principale via Umberto I°, dopo avere superato lo storico palazzo Piccinelli si prende a sinistra un viottolo con l’indicazione Lago Moro.
Una ripida discesa ci conduce alla forra del Dezzo, lasciando l’abitato sopra le nostre teste: uno sguardo a 360° dal ponticello sul torrente per realizzare di essere entrati in un altro mondo.
Lungo il bosco, tra rovine di cascinali di un tempo che fu, scopriremo di essere ormai in quota per godere di una panoramica della valle, dall’abitato di Darfo al lago di Iseo ed oltre.
Sulle sponde del lago caratteristica è la crescita della cannuccia di palude.
La qualità di questo posto ci invita al silenzio e al rispetto.
Il sentiero costeggia brevemente il lago poi inizia in salita un sentiero scalinato che in breve tempo si alza rispetto al lago.
La larga sterrata taglia a mezza costa e offre un panorama veramente pregevole sul Lago Moro.
L’attività didattica prevede l’esecuzione di alcuni nodi, suddivisi in gruppi. Per chi si sta iniziando l’avventura nell’alpinismo le difficoltà sembrano insuperabili…
Al termine della discesa, una breve divagazione a destra ci permettere di raggiungere il caratteristico porticciolo in riva al lago.
La nostra gita sta per giungere al termine, seguendo il sentiero 153 in 20 minuti scendiamo alla frazione Corna di Darfo-Boario Terme dove ci attende il pullman.

Sentiero dei Contrabbandieri

Il tempo è inclemente, ma noi non ci scoraggiamo. Riparati da mantelline e giacche a vento, percorriamo un tratto lungolago che da Idro ci porta fino a Vesta, sulla sponda orientale del lago. Si vede addirittura la neve che è scesa a bassa quota durante la notte.
La strada termina sulla spiaggia di Vesta. Da qui si entra nel bosco, seguendo la palina segnaletica sul bordo della spiaggia, lungo un sentiero che porta alla “Palestra Fenere”.
Più avanti la direzione di marcia vira a sinistra ed in una decina di minuti siamo ad un bivio dove le frecce direzionali ci indicano a sinistra il “Sentiero dei Tralicci” e il “Sentiero dei Contrabbandieri”, verso il quale ci dirigiamo.
Il sentiero sale con continuità e i diversi tratti attrezzati con cavo d’acciaio che incontriamo ci aiutano a superare quei passaggi resi scivolosi dalla pioggia.
Le difficoltà finiscono giunti al punto più alto del percorso. La discesa è facile e possiamo concederci scorci panoramici sul lago d’Idro.
I più attenti avranno notato alcune incisioni scolpite nella roccia (una croce e l’anno 1753) che stanno ad indicare l’antico confine italiano con l’impero austro-ungarico e che attualmente è diventato il confine tra Lombardia e Trentino.
Prima di recuperare il pullman a Baitoni, ci rimane del tempo per visitare l’oasi faunistica in riva al lago: il canneto che sorge sulla punta settentrionale del lago d’Idro rappresenta un vero e proprio paradiso naturale per gli uccelli acquatici, ad esempio gli svassi e per i pesci di lago, molto numerose sono le carpe.
Una passerella e punti di osservazione riparati permettono di studiare la vita di questo biotopo ed i rituali di corteggiamento in maniera il meno possibile invasiva.

Palestra di arrampicata

Non possiamo ignorare gli “imprevisti” dell’andare per monti. Per questo iniziamo ad avvicinarci alla parte più tecnica, che ci servirà quando ci imbatteremo in sentieri attrezzati, vie esposte o passaggi su roccia.
Nella palestra di arrampicata abbiamo imparato come ci si lega correttamente e come si impiegano i materiali tecnici nelle varie manovre.
Dopo avere indossato casco ed imbracatura ci siamo cimentati con i primi passi sugli appoggi, con le mani sugli appigli della parete, accompagnati dai preziosi consigli sulle corrette tecniche di progressione.
La sala Boulder presenta pareti alte fino a 5m, sono blocchi di tutte le difficoltà e qui si arrampica senza imbracatura perché il pavimento è molto morbido…
Anzi, il divertimento qui è proprio il buttarsi di sotto una volta arrivati in cima…

Rocca di Manerba

Il Parco Naturalistico della Rocca di Manerba in uno spazio relativamente circoscritto racchiude, come in uno scrigno, una varietà di specie vegetali davvero unica: piante che appartengono a climi diversi convivono, accomunate dalla presenza rassicurante del lago.
Per raggiungere la cima della Rocca noi partiamo dalla spiaggia di Porto Dusano.
Il primo tratto di sentiero ci porta alla piccola chiesa di San Giorgio, all’inizio del pianoro di Monte Sasso.
Nei primi anni del XIX secolo il vasto pianoro di Monte Sasso venne bonificato dall’area paludosa preesistente, con lo scavo di vari canali di scolo e della galleria di uscita dell’acqua detta “Büs de la Paül”. Poi il terreno venne dissodato e successivamente coltivato.
Con l’avvento dell’industrializzazione in agricoltura anche la campagna coltivata del Sasso è cambiata: ora è composta da pochi grandi appezzamenti in un contesto ecologico molto semplificato rispetto al passato.
Proseguiamo lungo il sentiero CAI che corre sul bordo orientale della scogliera che caratterizza questa zona del Lago di Garda.
La scogliera rocciosa non è mai liscia e levigata: con le sue irregolarità e rientranze, spesso dovute a piccole frane, offre un gran numero di rifugi e appigli, sia per le piante che per gli animali, i quali possono trovare spazio per la nidificazione, o utili postazioni di avvistamento per la caccia.
Facciamo appena in tempo a raggiungere l’estrema punta di Monte Sasso che la tempesta sta per scatenarsi. Non c’è da indugiare, ci dirigiamo spediti verso il centro visitatori lungo il sentiero che gira attorno alla rocca e che attraversa i prati aridi.
Il Centro Visitatori del Parco Archeologico Naturalistico della Rocca di Manerba del Garda ospita nella sua attuale sede espositiva anche il Museo Civico Archeologico della Valtenesi.
Al piano terra il percorso archeologico è completato da pannelli esplicativi e didattici e una scelta di reperti esposti all’interno di vetrine illustra i contesti insediativi indagati nel territorio di Manerba del Garda sin dal periodo mesolitico (8000 a.C.).
Al primo piano si trova la sezione naturalistica con numerosi pannelli e splendide fotografie delle specie arboree e faunistiche che popolano il Parco.
Un plastico propone l’attuale territorio naturale del Parco, con l’indicazione dei vari sentieri percorribili a piedi e in bicicletta.
Un altro plastico mostra la ricostruzione del castello nel suo assetto pienamente medievale.
Finalmente il tempo volge al meglio e possiamo raggiungere la vetta, dove sono ben visibili le rovine dell’antico castello medievale con tre circuiti di mura di difesa.

Santuario di Montecastello

Partiamo da Campione sul Garda seguendo il sentiero che passa vicino ai ruderi dell’antico cotonificio e che si inerpica dentro la forra di San Michele tra manufatti, laghetti e condotte d’acqua forzata costruiti per la fabbrica.
L’ambiente è suggestivo e il canyon molto selvaggio.
In prossimità di un laghetto si trova un ponticello con l’indicazione per il paese di Pregasio, ma noi continuiamo sulla sinistra risalendo scale e strette serpentine.
Usciti dalla forra si giunge in vista di un grande prato con una casa rustica. La vista si apre improvvisamente sul lago di Garda.
Senza saperlo siamo giunti nel bel mezzo di una gara di Mountain bike e per qualche tratto dobbiamo condividere il sentiero 266 con i ciclisti fino alla zona traguardo di Prabione.
Saliamo al santuario per la strada asfaltata, ricongiungendoci poco oltre con il sentiero 266, il quale fa parte della Bassa via del Garda, che in circa 70 km collega Limone a Salò.
Dal santuario in pochi minuti si arriva alla cima del monte Cas, un percorso a picco sul lago che offre ampi panorami sul Baldo e sulla costa veronese.
Il sentiero costeggia caverne e resti della guerra. In vetta si trova la grande croce di Montecastello, ma noi dobbiamo stringerci tutti per potere occupare il piccolo spiazzo tra la fitta vegetazione.
Il santuario è situato su uno sperone di roccia calcarea a strapiombo sul lago di Garda, ad un’altezza di 700 metri e sorge sui resti di un antico tempio poi trasformato in castello.
È un’opera di notevole pregio artistico e architettonico, basti pensare ai numerosi affreschi che decorano l’interno della chiesa.

Due giorni al passo del Tonale

Il Parco Archeologico Nazionale dei Massi di Cemmo fu inaugurato nell’ottobre del 2005, è ubicato in una vallecola glaciale ai piedi di un’alta e suggestiva parete rocciosa.
Gli scavi condotti hanno portato alla luce un santuario strutturato, fondato nell’età del Rame e perdurato con progressive ristrutturazioni fino nell’età del Ferro e in epoca romana.

Il Parco Archeologico Comunale di Seradina-Bedolina è collocato sul versante idrografico destro del fiume Oglio e raccoglie al proprio interno rocce incise principalmente a cavallo dell’Età del Bronzo e dell’Età del Ferro.
Posto in posizione panoramica il Parco permette al visitatore di apprezzare il fascino dell’Arte Rupestre in un contesto “magico” e coinvolgente, considerato dall’uomo preistorico un santuario d’altura, protetto da Pizzo Badile e Concarena, due montagne che, in particolari periodi dell’anno, danno luogo a spettacolari fenomeni di luce.
Il microclima che lo caratterizza ha permesso a particolari specie vegetali, come l’“Opuntia Compressa” (un fico d’India nano dalle infiorescenze gialle e frutti rossi) di trovare il proprio habitat ideale.
I percorsi di visita ed i pannelli illustrativi accompagnano il visitatore in questo immenso patrimonio immerso nella natura, facilmente raggiungibile e percorribile.
Nell’area di Bedolina il soggetto peculiare e più diffuso è senza dubbio quello delle composizioni geometriche di tipo “topografico”, si possono vedere anche qualche sporadica figura umana armata, pochi animali e alcune raffigurazioni di costruzioni, ma soprattutto l’unica figura di “rosa camuna” visibile sulle oltre 160 superfici del Parco.

Non poteva mancare l’uomo delle caverne a fare da giudice nei giochi a squadre del dopo cena.

Domenica prima di partire per l’escursione facciamo visita al sacrario militare al passo del Tonale. Qui sono raccolte le salme di 847 caduti italiani della prima guerra mondiale, cinquanta dei quali sono ignoti.
Inoltre sono stati qui tumulati anche in tempi recenti i resti di vari caduti affiorati dopo il ritiro dei ghiacciai della zona.
Proseguiamo alla volta di alcuni vecchi fortini militari, sul versante destro della valle di Strigno. Il primo che incontriamo è Forte Mero.
Posto a quota 1827m, il forte Mero è un forte austriaco costruito per difendere i confini dell’impero austro-ungarico. Fu costruito tra il 1911 e il 1913, era una fortificazione di medie dimensioni, realizzata in calcestruzzo e travi di ferro.
La struttura fortificata ebbe vita breve in quanto le artiglierie italiane lo centrarono e lo abbatterono nel 1916. Quel che ne rimase fu sistemato per ospitare un ospedale da campo per la linea del Tonale.
Il sentiero prosegue in decisa pendenza fino al forte Zaccarana.
Fu eretto fra il 1908 e il 1914, a oltre 2.000 m di quota, sul crinale che divide la valle di Strino dalla val Vermiglio. Fu realizzato con il compito di sbarrare la val di Sole assieme a forte Presanella, costruito sul versante opposto della valle.
Era il più moderno dello sbarramento del Tonale, era dotato di impianti elettrici, telefonici, condotti dell’aria forzata, sala macchine, riflettori per illuminare il fossato e il pendio che fronteggiava il forte.
Dopo la sosta ristoratrice facciamo ritorno al passo lungo una comoda stradina in quota.

corso avanzato

Ciaspolata

Imponente è il panorama che si apre quando si lascia la carrareccia che sale dal Gaver e si imbocca il sentiero che conduce ai Laghetti di Bruffione, pozze che sono utilizzate per l’abbeveraggio del bestiame al pascolo.
La vasta piana caratterizzata da un ponte in legno è circondata da imponenti cime, poi il sentiero si restringe innalzandosi nel bosco fino a sbucare nella valle dei laghi, che in questa stagione sono ancora ricoperti di neve.
Le vicine zone acquitrinose, nei mesi estivi si coprono di eriofori, piccoli fiori bianchi simili a ciuffi di cotone.

Ferrata Sasse

Ferrata di bassa difficoltà che collega i piccoli centri di Vesta e Baitoni, posti sulla riva orientale del Lago di Idro. Si tratta in pratica di una lunga traversata con lievi saliscendi, che segue la riva orientale del Lago di Idro.
Dalla spiaggia di Vesta si segue il sentiero che costeggia il Lago, passando nei pressi di una falesia e raggiungendo infine la località Dosso della Madonnina, dove ci si imbraga.
Il primo tratto è forse il più difficoltoso dell’intero percorso e comprende una discesa verticale su fondo terroso e instabile, caratteristica questa che si trova quasi ovunque nella via ferrata.
Si prosegue poi iniziando il lungo traverso verso nord portandosi nei pressi del bordo del lago, con piacevoli scorci panoramici sui paesi e le montagne circostanti.
Si supera una passerella affrontando subito dopo un muretto verticale abbondantemente dotato di gradini (passaggio facile ma molto spettacolare).
A questo punto il percorso perde interesse, addentrandosi nel bosco.
Il sentiero termina sulla stradina nei pressi della località Baitoni, dove ci siamo ricongiunti con il gruppo del corso base.

Passo Tonale

Di buona lena anticipiamo il gruppo del corso base sul sentiero che porta al forte Zaccarana. Da qui inizia la salita vera e propria lungo la val di Strino che ci porterà ai 2600m dei laghetti di Strino.
Dopo il forte incontriamo un tratto nel bosco che ci da un pò di refrigerio, ma la maggior parte del percorso si snoda sulla dorsale erbosa e sotto un sole torrido.
La vista è comunque impagabile, con il ghiacciaio del Presena e il gruppo della Presanella sempre in primo piano.
I laghetti si trovano in una conca al cospetto di cime che sfiorano i 3000m, come il Monte Redival ed il torrione d’Albiolo. La sosta ci permette di riprenderci dalla lunga camminata.
La discesa non è certo agevole nei primi tratti ancora caratterizzati da sfasciumi rocciosi. Ma una cosa ci sprona a proseguire senza indugio: il pensiero di un bagno ristoratore nelle gelide acque del rio Strino.

Trekking

Il mini trekking estivo prevede come meta principale le Tre cime di Lavaredo. Ma il cammino è solo all’inizio…
Il primo giorno è di avvicinamento, partiamo dal lago di Misurina addentrandoci nei Cadini, per un primo contatto con le Dolomiti.
Dopo la ricca colazione al rifugio, partiamo in direzione nord lungo il sentiero 118 per raggiungere la Forcella della Neve.
La discesa ci porta al sentiero Fonda Savio e poi al sentiero Bonacossa, in alcune parti attrezzato, ma che non presenta particolari difficoltà. Spettacolari le viste sui Cadini di Misurina e sulle Dolomiti di Sesto.
Nell’ultimo tratto una scaletta aiuta a superare una balza rocciosa. Raggiunta la panoramica cima Campedele ci fermiamo per il pranzo al sacco. Già si vede in lontananza il rifugio Auronzo e la forcella Lavaredo.
Dal rifugio Auronzo la facile strada sterrata, solitamente molto frequentata, ci porta al rifugio Lavaredo e da qui al rifugio Locatelli, dove ci fermeremo per la notte.
L’ultimo giorno percorriamo il sentiero attrezzato Innerkofler che ci porta in vetta al monte Paterno. Per raggiungere l’inizio della via attrezzata dobbiamo attraversare diverse gallerie, la più lunga delle quali supera i 300 metri.
La salita continua assicurata da corde metalliche. La via ferrata per la cima è la parte più impegnativa del percorso.
Dopo il meritato riposo in vetta al Paterno, è ormai ora di ritornare verso le auto, con una lunga discesa passando per la forcella Lavaredo, il rifugio Auronzo e il lago d’Antorno.